Berlusconi ci prova, nella migliore tradizione piazzista contratta, propone a Monti le sue condizioni, ossia Letta come vicepremier, governo a breve scadenza e programma limitato al contenuto della lettera alla Bce. Non ottiene nulla di tutto ciò ma sembra che il governo Monti non interverrà nè sul conflitto di interesse nè sulla giustizia: sospiro di sollievo, le aziende di famiglia sono salve e il San Vittore ancora lontano. In serata Berlusconi raggiunge il colle e rassegna le dimissioni da presidente del consiglio. Lascia il quirinale ma non riesce ad evitare gli sberleffi della folla e i lanci di monetine. Si conclude così un quasi ventennio di stampo gattopardiano, un era asservita al famoso motto “tutto deve cambiare affinchè tutto rimanga uguale” cioè a quella subdola logica che spinse in molti a salutare con favore l’ingresso in politica del cavaliere, l’uomo che di lì a poco avrebbe dato un nuovo volto alla vecchia politica degli inciuci e dei compromessi.
Un finale che soddisfa molti pur essendo troppo incerto e confuso per essere il classico Happy End “e tutti vissero felici e contenti”. L’unica certezza e che il nuovo governo tecnico sarà guidato da Mario Monti, ma sul programma del noto professore si sa ancora molto poco per esprimere giudizi. Una manovra giusta imporrebbe almeno una seria lotta agli evasori fiscali e tagli alle caste dei privilegiati, due classi che Berlusconi ha sempre favorito e vezzeggiato. Non si sa come agirà Mario Monti in proposito, e ci si chiede quanto in là possa spingersi un personaggio vicino a Goldman Sacs, una delle banche all’origine dell’attuale crisi mondiale.
Un altro enigma riguarda la sorte di Silvio Berlusconi che lontano dai riflettori potrebbe, per l’ennesima volta, rigenerarsi come l’araba fenice per poi ritornare al momento opportuno, cioè quando qualcun’altro avrà compiuto le riforme che l’Europa ci chiede. Allora ci sarà il capro espiatorio da presentare come colui che ha dissanguato le finanze degli italiani e che questo sia vero o no ha poca importanza. Un altra ipotesi, non meno spiacevole, è che Silvio Berlusconi ritorni nella persona della figlia Marina.
A chi ritiene che questi scenari siano improbabili posso solo dire che finito Berlusconi non è finito il berlusconismo. Il sistema creato dal cavaliere è ancora vivo, i suoi uomini sono ancora attaccati alle poltrone pronti a creare ostruzionismo. Alcuni fedelissimi sono andati via dal partito rifugiandosi in FLI e UDC, alcuni lo hanno fatto in tempi non sospetti altri appena in tempo. Nulla di nuovo”Gli intellettuali sono i primi ad abbandonare la nave che affonda.Subito dopo i topi, ma molto prima delle puttane”. E la politica italiana è maestra di prostituzione morale.
