Archivio per ottobre 2008

La democrazia secondo Cossiga.

ottobre 25, 2008

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Questo è qunto si legge nell’articolo 18 della costituzione. Allora come fermare gli studenti, che in questi giorni protestano contro la riforma Gelmini in virtù del principio   “La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.” (Articolo 34 della costituzione)?

La ricetta anti protesta giunge dall’attempato Francesco Cossiga, che in un intervista ricorda nostalgicanente i tempi in cui lui da ministro degli interni mise fine alle proteste studentesche: basta fare in modo che le manifestazioni non siano più pacifiche.

Ecco quali consigli dispensa a Maroni.

Cossiga: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.”

Giornalista:Ossia?

C: In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito….

G: E gli universitari?

C: Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

G: E dopo di che?

C: Dopo di che forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri

G: Nel senso che?

C: Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

G: Anche i docenti?

C: Soprattutto i docenti Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!»

L’intervista prosegue tra i ricordi di come nacquero le brigate rosse e altre perle di (finta) democrazia. Certo è che tra affermazioni modello Sismi e altre da ventennio fascista, l’ex presidente della repubblica, ha fatto una figura estremamente misera. Come si giustificherà dopo questa lezione su come manipolare l’opinione pubblica? Le probabilità sono due, o attribuirà la colpa a una delle tante malattie senili che colpiscono i nostri nonnetti o nel solco di una tipica difesa Berlusconiana affermerà ”sono stato frainteso”. 

Date a Cesare quel che è di Cesare

ottobre 21, 2008

Cesare Previti

Dubbi riguardo all’onestà di Cesare Previti, sorgono gia dal 1973, quando in qualità di tutore della marchesina Annamaria Casati Stampa,allora minorenne, si incarica della vendita della villa di Arcore. La villa Casati Stampa, con tutti i beni contenuti sarà venduta all’amico di Previti, Silvio Berlusconi per un totale di 500 milioni. Un prezzo assai inferiore al valore di mercato della proprietà. Berlusconi paga il dovuto non in contanti ma in azioni immobiliari non quotate in borsa. Quando l’erede dei Casati Stampa tenterà di monetizzare il titoli scoprirà di avere in mano carte senza valore.  A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. La vicenda è raccontata nel libro “Gli affari del presidente” al capitolo intitolato “il grande imbroglio”.

Negli anni successivi le operazioni poco trasparenti di Previti giunguno in tribunale lo ritroviamo in tutti e tre i processi del filone “toghe sporche”. Nel 2000 inizia il processo sme nato in seguito alla scoperta di alcuni versamenti pagati da Previti, Berlusconi e Pacifico ai giudici Squillante e Verde, affinchè “aggiustassero” la sentenza relativa alla vendita della SME in favore della fininvest.

Al processo Sme Previti è imputato per corruzione e condannato in primo e secondo grado a 5 anni a fronte degli 11 chiesti dal Pm. La cassazione, con sentenza del 30 novembre 2006, annulla le due precedenti sentenze per incompetenza della procura di Milano. Una Versione diversa si legge sul sito di Previti il quale scrive “La sentenza di primo grado mi ha assolto “perché il fatto non sussiste” di fronte alla palese inconsistenza e strumentalità delle accuse.”

Nel 2006 viene condannato per corruzione legata al processo IMI-SIR dalla cassazione. La condanna e di sei anni più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lascierà il parlamento nel 2007 dando le proprie dimissioni poco prima che il parlamento votasse per la sua interdizione.

Il 14 luglio 2007 viene condannato a un anno e sei mesi con sentenza della cassazione. L’accusa era di aver Corrotto il giudice Metta affinchè annullasse una precedente sentenza che affidava la Mondadori a Carlo De Benedetti anzichè a Silvio Berlusconi. 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

 

Pecorella in cambio di Orlando. Anche il PD si oppone al compromesso.

ottobre 17, 2008

Un altra disfatta per l’avvocato Gaetano Pecorella, che vede ancora una volta sfumare la sua elezione a giudice costituzionale per l’assenza del numero legale di parlamentari presenti.  Dopo l’ennesima votazione conclusasi in un nulla di fatto si è creata una situazione di stallo che su proposta della maggioranza potrebbe risolversi in uno scambio di voti: Orlando in vigilanza Rai in cambio di Pecorella alla corte costituzionale.

Soluzione semplice se non fosse che il paragone Orlando-Pecorella è decisamente iniquo. Su un piatto della bilancia abbiamo  Orlando con a carico una condanna per diffamazione (accusò i consiiglieri del comune di Sciacca di collusioni con la mafia). Sull’altro piatto abbiamo Pecorella che si propone per una carica in evidente conflitto di interesse con il suo ruolo di difensore di Silvio Berlusconi.  Non solo, il candidato a giudice costituzionale è imputato per favoreggiamento dello stragista Delfo Zorzi. Infine colui che dovrebbe vigilare sulla costituzionalità delle norme da il suo nome a una legge, bocciata dalla corte costituzionale. Insomma il curriculum dell’avvocato è tuttaltro che impeccabile.

In ogni caso il pericolo di un simile compromesso sembra scampato. Oltre al no di Di Pietro per il quale accettare Pecorella sarebbe come accettare Cuffaro, giunge anche il veto di Veltroni reduce da un lungo letargo democratico.  Ovviamente c’è da sperare che la situazione non si risolva come la vergognosa vicenda che portò a ritirare la blocca processi in cambio del lodo Alfano.

Filippo Facci Vs Marco Travaglio

ottobre 16, 2008
Il TG1,noto baluardo dell’informazione, talmente corretto  che le notizie sulle condanne dei politici non le da mai ha trovato il tempo di narrarci le disavventure giudiziarie di Marco Travaglio. Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi più una multa per l’imperdonabile reato di aver…diffamato Cesare Previti. La condanna è solo in primo grado ma questo ”piccolo” particolare sfugge al Tg1. Tanto basta per scatenare la soddisfazione di politici e giornalisti che Travaglio proprio non lo possono soffrire.
 

Marco Travaglio. Giornalista.

Tra i tanti garantisti ad personam che vestono, per l’occasione, i panni dei giacobini  c’è Filippo Facci che dell’anti-Travaglio, un pò meno dell’anti mala politica, ha fatto la sua missione. Facci, evidentemente non sazio delle striminzite righe che la maggior parte degli editoriali ha destinato al caso Travaglio, si è sentito in obbligo di (dis)informare i lettori con l’imparzialità tipica della testata per cui scrive “Il giornale”, diretto da Mario Giordano approdato alla direzione del quotidiano direttamente dalle reti mediaset.

Filippo Facci, scrive il suo articolo con la classe di un gentiluomo di altri tempi, (già comprovata da quando urlò vaffa a Grillo e grillini davanti alle telecamere di la7) apostrofando il suo avversario come “presunto collega”. E sul presunto non ci sono dubbi essendo Facci un pò troppo sopra le righe per meritarsi il titolo di giornalista.

Parte dell’articolo si dilunga a disquisire penosamente sulle imprecisioni che Travaglio avrebbe commesso sulle sue vicende giudiziare passate. Travaglio infatti avrebbe dichiarato di aver risarcito confalonieri di 10mila euro mentre in realtà, precisa Facci, si trattava di 12 mila euro. Travaglio Inoltre, con sommo scandalo di Facci, avrebbe dichiarato al giudice di curare una rubrica satirica.

Nulla da obiettare se non fosse che Travaglio non siede tra le file del parlamento e pertanto non è tenuto a precisare l’entità delle sue finanze e il numero delle querele che come afferma Facci stesso sono ordinaria amministrazione per un cronista giudiziario. Riguardo alla rubrica satirica, la cui rivendicazione davanti a un giudice lascia inorridito il povero Facci, sarebbe interessante conoscerne il titolo visto che effettivamente Travaglio cura alcune rubriche satiriche e nel 2007 ha vinto il premio satira di Forte dei Marmi. Purtroppo non ci è dato saperlo, in quanto se Travaglio sbaglia i dettagli, Facci ha aggirato il problema omettendoli totalmente.

Dulcis in fundo, Facci tratta quello che risulta essere l’unico vero fatto del suo articolo ossia il contenuto dell’articolo alla base dei guai giudizari di Travaglio con tanto di critica al suo metodo: ecco cosa viene scritto “Lo sviluppo, poi, è ignobile: classico copia & incolla a tesi dove un pentito mafioso spiega che Forza Italia fu regista di varie stragi e fece un patto elettorale con Cosa Nostra.” Si deduce che l’autore dell’articolo non approva che sia riportato esattamente quello che è scritto in un verbale. Molto meglio il metodo Facci: copia incolla con esclusione di nomi di potenti e senza dettagli, insomma una notizia in versione Light. E se non è possibile dare la notizia senza incorrere nelle ire di qualche politico, meglio non darla affatto.

Un consiglio a Facci: che inizi a occuparsi delle condanne, prescrizioni e indulti dei potenti, anzichè dei “presunti colleghi” poi forse saprà spiegarci come mai dell’articolo di Travaglio viene querelata la parte meno grave, e nessuna delle altre accuse più gravi viene contestate.  Sarà un silenzio di comodo?


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