Archivio per novembre 2008

Social card? elemosina di stato.

novembre 28, 2008

Social Card

Si tratta di una misura per far fronte alla crisi voluta dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, per intenderci colui che ha omesso qualsiasi controllo sui prezzi nel passaggio dalla lira all’euro, colui che nel 1991 affermava “in Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In italia lo si fa prima delle elezioni. Ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuori legge” salvo poi varare diversi condoni durante i vari governi Berlusconi, colui che ha abbassato le rate del mutuo consentendo pagamenti più lunghi.

La social card è una tessera magnetica destinata a gli anziani con più di 65 anni e alle famiglie con figli sotto i 3 anni che percepiscono fino a 6.000 euro di reddito annuo (8.000 se si ha più di 70 anni). Il primo importo sarà di 120 euro perchè cumulerà i mesi ottobre, novembre e dicembre. Ogni mese per un anno, lo stato provvederà a ricaricare la card di 40 euro e si potrà usufruire di sconti presso catene di negozi convenzionati.

Tremonti dichiara di essersi ispirato a Kennedy ma sarà che siamo in Italia, la misura sembra la versione moderna della carta annonaria di epoca fascista. Il provvedimento, comunque, sembra essere quanto mai impopolare l’entità della somma, non è tale da incidere positivamente sul tenore di vita: i 40 euro mensili promessi da Tremonti equivalgono a circa 1.30 al giorno, una miseria se consideriamo che solo un Kg di pane costa in media sui 4.30 e 2.30 a Reggio Calabria. infine le catene che aderiscono agli sconti sono solo il 5%.

Ulteriori critiche derivano dal fatto che la social card interesserà solo una piccola parte dei cittadini disagiati. Oltre a i requisiti di reddito e di età già citati ulteriori parametri sono:

-Possedere una sola casa

-Possedere una sola autovettura (2 se si hanno figli minorenni)

-Possedere una sola utenza elettrica o del gas (2 per le famiglie)

-Non essere titolari di un conto in Banca superiore ai 15.000 euro.

Infine l’ultima obiezione è di carattere etico. Essere poveri non è piacevole per nessuno, ma dover esibire la propria povertà mediante una tessera che identifica lo status sociale magari dopo che un altro cliente ha esibito la carta di credito ricaricabile è veramente una mancanza di sensibilità verso la dignità delle persone.

All’estero, Barack Obama schiera un team di esperti provenienti dalle più prestigiose università degli USA. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel si sono incontrati per stabilire misure comuni. Il nostro premier Silvio Berlusconi, con la Merkel ha preferito giocare a cucù. In Italia arriverà la social card come dire: il popolo ha fame? Dategli le brioches.

 

UPDATE: Sin da quando ho scritto questo post mi sono chiesta: Perchè la social card e non un aggiunta alle pensioni? Solo per infliggere un umiliazione ai meno fortunati? Solo perchè la gerontocrazia italiana aveva voglia di modernità? Solo per fare un provvedimento spot più efficace? Mi chiedevo se non ci fosse una motivazione economica, un ulteriore tranello del gatto (Tremonti) e della vecchia volpe  (Berlusconi). Purtroppo non ho trovato una risposta dalla stampa nazionale e non essendo un esperta economista ho tralasciato la questione. Oggi, (17/12/08) quando ormai avevo quasi smesso di pensarci, ho ascoltato sui rai tre un esperto del Sole 24 Ore il quale affermava che l’obiettivo del governo era far spendere. Non mettere da parte, accumulare per un acquisto un pò più consistente, ma spendere. Infatti se il bonus non viene utilizzato entro la ricarica successiva lo si perde definitivamente. Tutto questo e da aggiungere ai limiti già elencati.

TOTò, TREMONTI E LA SOCIAL CARD

Dai graffiti antisemiti ai 99Fosse, la nuova destra estremista

novembre 22, 2008

In questo ultimo periodo i gruppi di estrema destra sono più attivi che mai, complice anche il revisionismo storico promosso dalla stessa classe politica. Non molto tempo fa Marcello Dell’Utri affermava “A parte i suoi errori Mussolini non era poi quel greve individuo…”, dichiarazione basata sui presunti diari del Duce, acquistati da Dell’Utri e poi rivelatisi dei falsi.

Le azioni Forza Nuova e di altri gruppi estremisti sono diventate sempre più eclatanti e rumorose dalle scitte antisemite sui muri delle città si è giunti ad atti di violenza contro gli immigrati, per approdare a Piazza Navona dove era in corso una protesta studentesca contro il decreto Gelmini.

Ma il bersaglio privilegiato della destra estremista sembra essere l’informazione, o meglio i suoi rappresentanti. Il primo blitz contro la redazione di Chi l’ha visto condotto da Federica Sciarelli, colpevole di aver trasmesso i fatti di Piazza Navona, si è concluso senza conseguenze grazie all’intervento di una guardia giurata.

Meno fortunato il giornalista di Rai3 Santo Della Volpe, il quale si è trovato l’auto e le mura del suo intero  quartiere imbrattato da scritte ingiuriose e da croci celtiche. Come lui, Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità, ha ritrovato un messaggio di Forza Nuova inciso sulle mura della sua abitazione, per ora Roberto Fiore leader del movimento smentisce attribuendo l’azione a imitatori.

A livello locale le redazioni delle maggiori testate siciliane e la sede dell’ansa si sono viste recapitare pacchi postali contenenti bambole avvolte in interiora di animali, modo cruento scelto da Forza Nuova per protestare contro la legge sull’aborto. Non si tratta della prima protesta di Forza Nuova siciliana, già un paio di anni fa alcuni esponenti del movimento si erano recati davanti alle sedi dei giornali per rivendicare maggiore visibilità.

Infine la destra estremista approda ai mezzi di informazione alternativi, in particolare al frequentatissimo Youtube, dove per qualche giorno ha fatto scalpore il gruppo musicale neonazista dei 99Fosse, il cui nome ricorda quello dei 99Posse storico gruppo ispirato ai centri siociali. I nomi d’arte della Naziband ispirano a personaggi della destra estremista e del nazismo, come l’utente che ha caricato i video su youtube e che ha scelto di chiamarsi “karlGebhardt” in ricordo al medico personale di Himmler.

Di origine nazista anche il titolo dell’album (mai pubblicato) Zyclon B, nome commerciale dell’acido utilizzato nelle camere a Gas. I testi delle canzoni sono un apologia del nazismo e dell’antisemetismo mentre per le musiche sono stati riutilizzati vecchi successi italiani come Gianna di Rino Gaetano ribattezzata Himmler oppure Laura non c’è divenuta Anna non c’è, in ricordo ad Anna Frank.

Difficile dire quali siano i motivi del revival del neofascismo. Sull’argomento si è pronunciata anche la rivista The Guardian è incline a dare la colpa a partiti come An e soprattutto Lega Nord colpevoli di esasperare le paure degli italiani di fronte al diverso, nonchè al mutato clima culturale indotto anche grazie ai principali Media. The Guardian si pronuncia anche sul premier Silvio Berlusconi, si legge “L’italia è differente per la presenza di Berlusconi che, come Mussolini, è un demagogo che ama essere osannato…mentre a Berlusconi piace essre paragonato al Duce, in realtà è completamente differente…Berlusconi è un illiberale manipolatore della democrazia, ma ha bisogno di una democrazia da manipolare, mentre il vero fascismo vuole sostituire una democrazia liberale con un nuovo ordine.” 

Mentre il The Guardian riserva parole due a Silvio Berlusconi, un elogio giunge da oltreoceano dai leader del ku klux Klan. Lusinga poco lusinghiera!

L’opposizione che si oppone a se stessa

novembre 20, 2008

Tutto è iniziato qualche giorno fa con una scenetta più degna dei banchi di scuola che non di una trasmissione di confronto politico. La trasmissione è omnibus in onda su la 7, gli ospiti del giorno Bocchino del Pdl, LaTorre del Pd noto agli inquirenti del caso Unipol e Donadi dell’Idv. Si discute del caso vigilanza rai.

Donadi dell’Idv recrimina sulla pretesa della maggioranza di decidere in merito al presidente della vigilanza rai, che per consuetudine spetta all’opposizione. Dovrebbe intervenire Bocchino in difesa delle ragioni del suo partito, ma prima tenta una replica poco convinta poi tace in evidente difficoltà. Latorre potrebbe rincarare la dose e sagnare punti in favore del centro sinistra. Invece no, come il primo della classe scribacchia la risposta su un quotidiano e senza farsi notare lo passa all’alunno somaro Bocchino. Bocchino prontamente prende la parola, ripete il suggerimento del compagno “noi abbiamo ritirato Pecorella voi non avete voluto ritirare Orlando” e si salva dal due in pagella. Latorre fa sparire il corpo del reato.

Fine della storia se striscia la notizia non avesse notato la cosa e non l’avesse resa pubblica accendendo le polemiche. Veltroni si indigna, L’Idv urla al complotto per far fuori un partito scomodo. Bocchino si difende così ”Ma quale pizzino? Nicola doveva prendere un appunto e non aveva carta e penna e io glielo dati. Tutto qui” Non convince molto la difesa di Bocchino, ma senza una prova è pur sempre la sua parola contro quella degli accusatori.

La prova spunta qualche giorno dopo, esibita alle telecamere da Antonello Pirosi, conduttore di Omnibus. Il testo scritto su un “pizzino” strappato da un quotidiano dissolve ogni dubbio “Io non posso dirlo. Ma il precedente della corte costituzionale? Pecorella?”. Si riaccendono le polemiche e le voci di un tentativo di ostacolare l’Idv, colpevole di non assecondare gli interessi di una parte corrotta della casta.

 La pensa così Donadi, diretto interessato che commenta “Lo scambio del pizzino è la dimostrazione che in questo paese esiste un rapporto malato tra media, politica ed affari. Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca ad un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivo, è una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere”.  Mentre di Pietro chiede a  Veltroni di approfondire la questione.

Infine non manca chi è incline al perdonismo come Boccia del Pd «La vicenda del senatore Latorre si iscrive in una delle tante vicende che accadono e come tale andava valutata. invece in queste ore la sensazione più evidente è che si stia utilizzando questa vicenda per rifare le liste dei buoni e dei cattivi. Il senatore Latorre ha fatto un errore di leggerezza, non penso che ci fosse quella malafede poi attribuitagli più dalla stampa e dai suoi amici di partito che dagli avversari. Quell’appunto scritto dal senatore Latorre è stata una goliardata fatta male, capita male, un errore, ma che anche questa vicenda si trasformi in una contesa tra daleminai e veltroniani».

Insomma per Boccia tutto normale. Lo stesso conduttore di omnibus nonchè direttore del Tg7, nel momento in cui mostrava al pubblico il pizzino, liquidava la questione come normali scambi tra politici italiani.

Un parlamentare soccorre il suo avversario politico. Goliardata come dice Boccia? Normale scambio come sostiene il conduttore Antonelli? Si, se fossimo la repubblica delle banane.

Il pizzino

L’informazione attraverso i blog? No, we Can’t.

novembre 14, 2008

Oltreoceano Barack Obama diventa presidente degli Stati Uniti anche grazie al ruolo mediatico svolto dalla rete, tanto da meritarsi il nomignolo di Google della politica. L’Italia invece controccorente e contro il buonsenso, ripropone la legge ribattezzata legge ammazza blog.

Si tratta del Ddl Levi Prodi proposto dal centro sinistra nell’ottobre 2007. Tale decreto prevedeva l’obbligo per tutti i blog di registrarsi al ROC e la possibilità di sanzionare i reati a mezzo stampa commessi dai blogger.

Il Times riprese la notizia ridendo dei nostri politici anziani e allergici alla modernità. Punto Informatico e Pc World avviarono accese polemiche. Beppe Grillo scrisse sul suo blog che si tentava di mettere il bavaglio alla rete. Di Pietro E Gentiloni fecero marcia indietro ammettendo di non aver letto il testo nel dettaglio e si dissero convinti di accingersi a votare una semplice conferma della legge sull’editoria del 2001. Del Ddl Levi Prodi non si parlò più. 

Da allora, se si eccettua la minaccia di Silvio Berlusconi di fare causa a Youtube, il popolo della rete ha vissuto senza grossi terremoti. Almeno fino a quando, qualche giorno fa, la legge ammazza blog non è ritornata a girare tra i banchi del parlamento. A riproporla è lo stesso stesso Ricardo Franco Levi, che riciclato nelle liste elettorali del PD, ricicla anche il suo disegno di legge. Le modifiche tra il vecchio e il nuovo Ddl sono minime.

Ecco cosa prevede il nuovo disegno di legge:

-  ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
-  ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate
-  ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
-  ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
-  ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina” e punito due anni di carcere e sanzioni economiche.

Intanto tra i blogger è di nuovo allarme. Non si contano le petizioni on line. Mentre Beppe Grillo, come un anno fa, si schiera contro la proposta di Levi e lancia l’iniziativa free blogger.

Siamo al secondo atto di una legge quanto mai avversata. Resta da vedere se il tutto si risolverà nell’ennesima commedia italiana o in un dramma per i blogger.

Cossiga predica male ma razzola bene: invoca il morto ma i partiti non si scandalizzano.

novembre 9, 2008

Chi pensava che Cossiga avesse esaurito le sue perle di “democrazia” è stato costretto a ricredersi. A poche settimane da quando, in perfetto stile 007, suggeriva di infiltrare agenti provocatori nelle proteste studentesche, lo ritroviamo nelle vesti di “consigliere spirituale” del capo della polizia Antonio Manganelli al quale indirizza una lettera aperta.

Cossiga consiglia di lasciar degenerare la situazione in modo da impaurire la gente comune “Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura” afferma.

Ma impaurire la gente non è sufficiente. Qualche macchina bruciata e qualche edificio pubblico devastato potrebbero non essere abbastanza convincenti ai fini del sospirato consenso popolare, e allora suggerisce il picconatore “l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita”. Insomma ci vuole qualcosa che faccia davvero scalpore e che induca la gente ad avere paura dei manifestanti e di chi li sostiene. A questo proposito l’ex presidente se la prende con l’Unità quotidiano che a più riprese si è dimostrato favorevole alle proteste.

Da esperto stratego Cossiga non dimentica di suggerire tempi di azione “Io aspetterei ancora un po’  e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti”

Infine dopo la vittima ideale non dimentica un colpevole altrettanto ideale «Il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco,di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di “Hitler! Hitler”». In breve 1977 docet.
E dopo queste dichiarazioni i nostri parlamentari che fanno? si scandalizzano? si scusano? chiedono le dimissioni di Cossiga? E i Tg ne parlano? Ma certo che no. in fondo che sarà mai un anzianotto che fa dichiarazioni da regime. Molto più gravi le “carinerie” del premier al neo presidente Barack Obama, giovane, bello e “abbronzato”.

Un cittadino denuncia Cossiga 


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