
Social Card
Si tratta di una misura per far fronte alla crisi voluta dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, per intenderci colui che ha omesso qualsiasi controllo sui prezzi nel passaggio dalla lira all’euro, colui che nel 1991 affermava “in Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In italia lo si fa prima delle elezioni. Ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuori legge” salvo poi varare diversi condoni durante i vari governi Berlusconi, colui che ha abbassato le rate del mutuo consentendo pagamenti più lunghi.
La social card è una tessera magnetica destinata a gli anziani con più di 65 anni e alle famiglie con figli sotto i 3 anni che percepiscono fino a 6.000 euro di reddito annuo (8.000 se si ha più di 70 anni). Il primo importo sarà di 120 euro perchè cumulerà i mesi ottobre, novembre e dicembre. Ogni mese per un anno, lo stato provvederà a ricaricare la card di 40 euro e si potrà usufruire di sconti presso catene di negozi convenzionati.
Tremonti dichiara di essersi ispirato a Kennedy ma sarà che siamo in Italia, la misura sembra la versione moderna della carta annonaria di epoca fascista. Il provvedimento, comunque, sembra essere quanto mai impopolare l’entità della somma, non è tale da incidere positivamente sul tenore di vita: i 40 euro mensili promessi da Tremonti equivalgono a circa 1.30 al giorno, una miseria se consideriamo che solo un Kg di pane costa in media sui 4.30 e 2.30 a Reggio Calabria. infine le catene che aderiscono agli sconti sono solo il 5%.
Ulteriori critiche derivano dal fatto che la social card interesserà solo una piccola parte dei cittadini disagiati. Oltre a i requisiti di reddito e di età già citati ulteriori parametri sono:
-Possedere una sola casa
-Possedere una sola autovettura (2 se si hanno figli minorenni)
-Possedere una sola utenza elettrica o del gas (2 per le famiglie)
-Non essere titolari di un conto in Banca superiore ai 15.000 euro.
Infine l’ultima obiezione è di carattere etico. Essere poveri non è piacevole per nessuno, ma dover esibire la propria povertà mediante una tessera che identifica lo status sociale magari dopo che un altro cliente ha esibito la carta di credito ricaricabile è veramente una mancanza di sensibilità verso la dignità delle persone.
All’estero, Barack Obama schiera un team di esperti provenienti dalle più prestigiose università degli USA. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel si sono incontrati per stabilire misure comuni. Il nostro premier Silvio Berlusconi, con la Merkel ha preferito giocare a cucù. In Italia arriverà la social card come dire: il popolo ha fame? Dategli le brioches.
UPDATE: Sin da quando ho scritto questo post mi sono chiesta: Perchè la social card e non un aggiunta alle pensioni? Solo per infliggere un umiliazione ai meno fortunati? Solo perchè la gerontocrazia italiana aveva voglia di modernità? Solo per fare un provvedimento spot più efficace? Mi chiedevo se non ci fosse una motivazione economica, un ulteriore tranello del gatto (Tremonti) e della vecchia volpe (Berlusconi). Purtroppo non ho trovato una risposta dalla stampa nazionale e non essendo un esperta economista ho tralasciato la questione. Oggi, (17/12/08) quando ormai avevo quasi smesso di pensarci, ho ascoltato sui rai tre un esperto del Sole 24 Ore il quale affermava che l’obiettivo del governo era far spendere. Non mettere da parte, accumulare per un acquisto un pò più consistente, ma spendere. Infatti se il bonus non viene utilizzato entro la ricarica successiva lo si perde definitivamente. Tutto questo e da aggiungere ai limiti già elencati.
TOTò, TREMONTI E LA SOCIAL CARD
In questo ultimo periodo i gruppi di estrema destra sono più attivi che mai, complice anche il revisionismo storico promosso dalla stessa classe politica. Non molto tempo fa Marcello Dell’Utri affermava “A parte i suoi errori Mussolini non era poi quel greve individuo…”, dichiarazione basata sui presunti diari del Duce, acquistati da Dell’Utri e poi rivelatisi dei falsi.