Archivio per gennaio 2009

Di Pietro non può criticare il capo dello stato. Gli altri si.

gennaio 29, 2009

Di Pietro è l’onorevole che mette tutti d’accordo, infatti, quando scende in piazza, come accaduto ieri a Piazza Farnese, la polemica è bipartisan. Ai cori di protesta si aggiungono anche certi organi di partito comunemente denominati telegiornali, subito seguiti dalla carta stampata.

I titoli dei giornali sono copia conforme come ai tempi del Min.Cul.Pop fascista: “Di Pietro offende Napolitano” “Di Pietro accusa Napolitano di atteggiamenti mafiosi”. Mario Giordano, poi, esercita la sublime arte della disinformazione riuscendo persino a non dire l’obiettivo della manifestazione. (vedi sul sito de il Giornale “Il demagogo in trappola).

Lo svolgimento dei servizi televisivi il seguente:
-Breve introduzione in cui si dice che a una non meglio definita manifestazione Di Pietro attacca Napolitano.
- Audio della manifestazione si ascoltano le seguenti parole “Ci possiamo permettere, signor PRESIDENTE della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche QUALCUNO DI NOI che non è d’accordo su ALCUNI SUOI SILENZI?” taglio “il SILENZIO uccide,
il SILENZIO è mafioso, il SILENZIO è un comportamento mafioso
“. Si deduce che poichè Napolitano tace agisce da Mafioso.
- Audio su dichiarazioni indignate bipartisan.

Peccato che a sentire tutto il discorso (compresa la parte tagliata) si capisca che la frase “il silenzio è mafioso” non è riferita a Napolitano. Questione di grammatica.

Ma tanto basta per montare la notizia. Partecipa anche la trasmissione omnibus di la7: presenti tutti gli schieramenti tranne l’Idv, con buona pace del tanto invocato contraddittorio.

Che dire poi dello striscione “Napolitano dorme, l’Italia insorge”? E delle accuse al Presidente di non essere imparziale? Vilipendio,oltraggio, scandalo dicono i valorosi difensori del presidente. Ma, certo dipende da chi lo dice. Se si tratta dell’Idv è vilipendio,scandalo, oltraggio se lo dicono altri è diritto di critica. Ecco alcuni esempi di diritto di critica ad personam:

Il presidente della Repubblica è un uomo di parte? “È stato eletto dalla sinistra”. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, risponde così alle domande del Tg3 riguardo alla polemica seguita alle sue parole su Giorgio Napolitano. ( Repubblica)

Marco Pannella in una irruzione mattutina nella sua Radio Radicale, appena finita la storica e sempre stimolante rassegna di «stampa e regime», egli ha strapazzato come assolutamente non merita il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, contestandone «l’imparzialità». (Il Tempo)

La Bertolini in particolare affonda il colpo: «Lo diciamo con rispetto, ma Napolitano dovrebbe sempre avere quell’atteggiamento super partes che il suo altissimo ruolo istituzionale richiede. Purtroppo oggi ha dato giudizi politici di parte su Prodi, dando una mano ad un governo debolissimo che al Senato si regge grazie ai voti dei senatori a vita, mai eletti da nessuno, sorretto da una finta maggioranza che litiga tutti i giorni». (Corriere della sera)

Berlusconi attacca: al governo dovremo «passare sotto le he caudine di un capo dello Stato che sta dall’altra parte. Poi fa marcia indietro, ma il Quirinale commenta: «Affermazioni gravi». ( l’unità)

Non so se devo temere l’arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, evidente faziosità istituzionale. E’ indegno di una carica usurpata a maggioranza”. (Dichiarazione di Storace. La repubblica).

In passato, senza molti clamori, non sono stati risparmiati altri Presidenti della repubblica:

Berlusconi attacca Ciampi -«ha favorito la sinistra» durante il suo settennato — ma è sibillino anche su Napolitano — «simpatico, brav’uomo… ma non sappiamo a chi rivolgerci» (l’unità)

Siamo delusi dalle dichiarazioni del presidente Ciampi ad Avellino sulle politiche auspicabili per il Mezzogiorno”. Così il presidente dei deputati leghisti Alessandro Cè attacca il presidente della Repubblica che ieri aveva detto: “Far crescere il Sud è una priorità nazionale” e oggi ha ribadito: “Accelerare il processo di sviluppo civile e di crescita produttiva del Mezzogiorno rimane una priorità dell’agenda di lavoro del nostro paese e deve essere impegno pieno di tutti”. Frasi che Cè bolla come “retorica meridionalista, dannosa per il Sud e irritante per il Nord”. (Repubblica)

Il leghista Roberto Calderoli, intervenendo ieri alla trasmissione Porta a Porta, ha spiegato polemicamente che «la perdita del potere d’ acquisto da parte degli italiani, dovuta all’ euro, è responsabilità di un signore che è innominabile e di Romano Prodi», che allora ricopriva l’ incarico di presidente della Commissione europea. «L’ innominabile» è il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: all’ epoca dell’ ingresso dell’ euro era ministro del Tesoro. (Corriere della sera)

“Quel Rasputin impazzito che sta al Quirinale”? (Bossi su Scalfaro, Repubblica)

“Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Silvio Berlusconi, La Stampa)

E i difensori del capo dello stato dove erano mentre si dicevano tutte queste cose? Ah si, a riaffermare il diritto di critica.

Peppino Impastato, chi era costui?

gennaio 27, 2009

Elysabetta per l’associazione culturale il barbiere della sera

Ripensando a quanto accaduto a Marsala, in provincia di Trapani, viene spontaneo citare il proverbiale don Abbondio manzoniano: Carneade, chi era costui? Ma mentre si può perdonare l’ignoranza di un povero curato di campagna che pur sapendo di latino non era certo una cima, non altrettanto facilmente si perdona una prefettura siciliana che non conosce,  Giuseppe Impastato o Peppino che dir si voglia.

Ebbene si, dovendo intitolare una piazza al celebre giornalista rimasto vittima della mafia il 9 maggio 1978, la prefettura di Trapani, non contenta della documentazione ricevuta, ne richiede il curriculum.

La successiva reazione di sdegno da parte dell’amministrazione del comune di Marsala è piuttosto prevedibile, oltre che legittima. L’eurodeputato eletto in Sicilia, Claudio Fava chiede anche la rimozione del prefetto e dei suoi collaboratori colpevoli di aver fatto l’assurda richiesta, motivando così: ” Se un prefetto della repubblica o i suoi collaboratori in servizio in Sicilia ignorano chi siano le vittime della mafia e quali sia la storia delle loro battaglie, è bene che quel prefetto o i suoi collaboratori cambino immediatamente mestiere”.

Non si fa attendere la risposta del prefetto di Trapani Stefano Trotta: ” La prefettura ha tempestivamente avviato, ai sensi della legislazione vigente in materia, il relativo procedimento amministrativo , nel cui contesto è prevista, tra l’altro, l’acquisizione di una biografia della persona interessata, a prescindere dalla notorietà dalla stessa acquisita, anche allo scopo di consentire la formulazione del prescritto parere da parte della società siciliana per la Storia Patria”.

Insomma un esempio di come la burocrazia non sempre si accorda bene con la pratica quotidiana.

Infatti se è legittimo chiedere il curriculum di un personaggio noto solo a una sparuta elite, lo è un pò meno quando il personaggio è arcinoto, oggetto di monografie, splendidi film come I cento passi, canzoni come quella dei Modena City Ramblers e infine siti internet dedicati.

Ma senza scomodare moderne tecnologie bastava solo aprire una vecchia e polverosa enciclopedia per ottenere la biografia di Peppino Impastato.

Lettera a Mario Giordano Direttore di “Il Giornale”

gennaio 14, 2009

Caro Direttore,

da qualche tempo seguo tramite internet il quotidiano che un tempo fu diretto dal maestro Montanelli, oggi da lei.

Non ho vissuto personalmente l’epoca del Giornale Montanelliano, ma chi lo ha vissuto lo ricorda come un giornale libero, non banale e che non risparmiava critiche ad alcun esponente del mondo politico. L’antitesi del Giornale che lei dirige, Montanelliano solo nel nome, non essendo affine agli ideali e alla levatura intellettuale del suo fondatore.

Se lo immagina lei Montanelli pubblicare a puntate, quasi fosse una soap, vicende anti giustizialiste, puntualmente smentite da Di Pietro, e tacere su fatti dalle basi ben più solide…tipo una sentenza di condanna  definitiva? E si che Montanelli ebbe anche lui da dire contro Di Pietro, ma con ben altri toni. Montanelli argomentava, cosa che lei non fa, senza bisogno di insultare le umili origini di Di Pietro  o definire i suoi scritti di spiegazioni “più pesanti del suo trattore” (e questa la dice lunga sulla preparazione del suo staff) e “da far svenire i lettori alla quindicesima riga” (bell’insulto al livello culturale dei suoi lettori!).

Pare poi che qualche giorno fa, nel suo quotidiano, siano apparse delle foto con qualche licenza poetica:  Gaza con l’aggiunta di qualche aereo e razzo,così, giusto per fare un pò di scenografia. Non per prendere in giro i lettori.

Ma capisco, direttore, che quelle sopra citate sono battaglie che bisogna sostenere quando l’editore è il presidente del consiglio. E lei non è certo tipo da far mancare l’appoggio a certe parti politiche, che invece fecero scappare a gambe levate Montanelli. Lo ha dimostrato sostenendo Maroni invitando gli studenti a non farsi strumentalizzare dalla sinistra. Proprio quella sinistra di cui lei un tempo era sostenitore.

Non infierisco oltre: il confronto con Montanelli sarebbe difficile per chiunque e per lei, che ha ben altri metodi e orizzonti culturali, lo è ancora di più.

Dico questo ricordando il suo periodo di direzione a Studio Aperto, la cui scaletta alternava senza criterio politica internazionale ai calendari osè in un trionfo di tette e culi. Senza dimenticare il servizio strappalacrime con musica di sottofondo, e i luoghi comuni di contorno. Con qualche differenza mi pare che questo format se lo sia portato a Il Giornale, che ospita tutto (tranne l’informazione) e tutti, figli di Provenzano compresi.

Visto dunque che lei, caro Giordano, è più vicino al giornalismo Gossipparo che non a quello d’informazione perchè non chiede al suo editore di trasferirla alla direzione di Chi o un settimanale simile?

Cordiali saluti da Elysabetta

Firma e fermali: Di Pietro porta in cassazione le firme contro il Lodo Alfano.

gennaio 7, 2009

Oggi (7 gennaio 2009) Antonio Di Pietro depositerà in cassazione le firme raccolte per il referendum contro il Lodo Alfano. Il numero di firme richieste sembra esserci: oltre un milione di a fronte delle 500 mila richieste. Se il referendum si potrà fare dipenderà dalla decisione della Corte di  Cassazione.

Ma andiamo all’origine della vicenda. Tutto inizia nell’estate del 2008 quando Berlusconi, con una lettera al Presidente del Senato Renato Schifani annuncia la così detta Legge blocca processi, contenuta nel pacchetto sicurezza e inserita all’insaputa di Giorgio Napolitano, che firma un disegno di legge diverso da quello poi presentato alle camere.

La blocca processi, presentata come un provvedimento pensato per dare la priorità ai processi per i reati di maggior allarme sociale, bloccava per un anno i processi, in fase preliminare o in primo grado, per i reati puniti con pene inferiori ai dieci anni e commessi fino al 2o02.  Cioè 100mila processi, molti dei quali sarebbero terminati con la prescrizione.

Obiettivo nascosto, ma non troppo, della legge era bloccare il processo Mills che vedeva coinvolto il Premier e l’avvocato David Mills per corruzione giudiziaria. La blocca processi suscitò le proteste di incostituzionalità da parte di autorevoli giuristi e del CSM.

Infine la legge, che in realtà colpiva  molti dei procedimenti per i reati di maggior allarme sociale (ecco l’elenco dei reati non processabili) fu ritirata. Al suo posto il Pd concesse di non opporsi all’approvazione del Lodo Alfano, anche esso già annunciato nella famosa lettera a Schifani.

Il Lodo Alfano, altro non è che la versione riveduta e corretta del Lodo Maccanico Schifani del 2003, a suo tempo firmato dal presidente della repubblica Carlo Azelio Ciampi e giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Esso come già il Lodo Maccanico garantisce l’immunità a 4 alte cariche dello stato: Presidente della repubblica, Presidente della camera, Presidente del senato e Presidente del consiglio, l’unico ad avere procedimenti penali a suo carico. (Il lodo Maccanico prevedeva l’immunità anche per il presidente della Corte Costituzionale). Esse non potranno essere processate, durante tutto il loro mandato, nemmeno per reati commessi prima di assumere la carica. Il Lodo Alfano,inoltre,si applica a qualsiasi tipo di reato non solo quelli commessi nell’esercizio delle funzioni istituzionali.

Il lodo Alfano, presenta differenze irrilevanti rispetto al suo progenitore del 2003 e anche esso viene giudicato incostituzionale da molti giuristi. Infatti viola una serie di articoli e in particolare l’articolo 3 perchè altera di fatto l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

I giornali, soprattutto quelli della famiglia Berlusconi, non hanno risparmiato inchiostro in sostegno di questa legge incostituzionale.  Ecco cosa si è detto e scritto in funzione pro-Lodo:

- Le alte cariche possono rinunciare all’ immunità. Beata ingenuità! Certo Berlusconi (unico reale beneficiario) dopo aver votato e contrattato per l’approvazione del Lodo, vi rinuncerà per farsi processare e magari dimettersi!

-Il Lodo blocca il processo ma non le indagini. Vero. Infatti la giustizia italiana è talmente veloce ed efficiente e gli inquirenti così numerosi da potersi permettere senza problemi di indagare su un processo che si terrà tra 5 o 7 anni (salvo ulteriori ritardi) e tralasciare i processi che potrebbero avere inizio in tempi più ragionevoli!

-insieme al processo si bloccano i tempi di prescrizione. Vero anche questo, ma trattandosi di legge ordinaria e pertanto facilmente modificabile, non poniamo limiti alla divina provvidenza. Anzi all’Unto del Signore che già una volta cambiò le regole a giochi iniziati (depenalizzazione del falso in bilancio)

-  Il Lodo vale per una sola legislatura e non è reiterabile. In teoria se in due diverse legislature si cambiasse carica non si potrebbe beneficiare due volte del Lodo Alfano. Tuttavia se in una stessa legislatura, per un qualsiasi motivo, si cambiasse carica (ad esempio il premier diventa presidente della repubblica) prolungherà gli effetti del Lodo.

-Provvedimenti simili esistono in tutte le democrazie. Falso. Solo in Portogallo, Grecia e Israele esiste l’immunità ma riguarda solo il presidente della repubblica non il Premier. In Francia si creò un precedente, non predisposto da una legge ma dall’interpretazione di alcune sentenze, durante la presidenza di Chirac. Ma il processo a suo carico riprese regolarmente a fine mandato.

Insomma bugie e mezze verità, come quando si tentò di spacciare la blocca processi per una vecchia creazione di Prodi, il quale in realtà aveva dato solo delle linee guida di priorità senza sospendere alcun processo.

Oggi, in Italia, si spera di poter abrogare quell’autorizzazione a delinquere rappresentata dal Lodo Alfano. Le firme raccolte da Antonio Di Pietro sono solo un primo passo e la Corte di Cassazione deve ancora pronunciarsi sulla loro validità. Di certo non è molto confortante sapere che la presidenza della cassazione è affidata a Corrado Carnevale che annullò molte sentenze contro mafiosi con il pretesto di vizi di forma. Carnevale si è già pronunciato contro la raccolta firme promossa da Beppe Grillo, dovesse cassare anche le firme contro il Lodo Alfano si dovrà provvedere a cambiare il suo nomignolo da ammazza sentenze ad ammazza referendum.

Se in cassazione andrà male, rimane la decisione della Corte Costituzionale. Speriamo di poter dire anche noi, come il primo ministro israeliano Olmert, di essere felici di vivere in un paese in cui è possibile processare il Premier.

                                                                                                                                                  


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