Oggi (7 gennaio 2009) Antonio Di Pietro depositerà in cassazione le firme raccolte per il referendum contro il Lodo Alfano. Il numero di firme richieste sembra esserci: oltre un milione di a fronte delle 500 mila richieste. Se il referendum si potrà fare dipenderà dalla decisione della Corte di Cassazione.
Ma andiamo all’origine della vicenda. Tutto inizia nell’estate del 2008 quando Berlusconi, con una lettera al Presidente del Senato Renato Schifani annuncia la così detta Legge blocca processi, contenuta nel pacchetto sicurezza e inserita all’insaputa di Giorgio Napolitano, che firma un disegno di legge diverso da quello poi presentato alle camere.
La blocca processi, presentata come un provvedimento pensato per dare la priorità ai processi per i reati di maggior allarme sociale, bloccava per un anno i processi, in fase preliminare o in primo grado, per i reati puniti con pene inferiori ai dieci anni e commessi fino al 2o02. Cioè 100mila processi, molti dei quali sarebbero terminati con la prescrizione.
Obiettivo nascosto, ma non troppo, della legge era bloccare il processo Mills che vedeva coinvolto il Premier e l’avvocato David Mills per corruzione giudiziaria. La blocca processi suscitò le proteste di incostituzionalità da parte di autorevoli giuristi e del CSM.
Infine la legge, che in realtà colpiva molti dei procedimenti per i reati di maggior allarme sociale (ecco l’elenco dei reati non processabili) fu ritirata. Al suo posto il Pd concesse di non opporsi all’approvazione del Lodo Alfano, anche esso già annunciato nella famosa lettera a Schifani.
Il Lodo Alfano, altro non è che la versione riveduta e corretta del Lodo Maccanico Schifani del 2003, a suo tempo firmato dal presidente della repubblica Carlo Azelio Ciampi e giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Esso come già il Lodo Maccanico garantisce l’immunità a 4 alte cariche dello stato: Presidente della repubblica, Presidente della camera, Presidente del senato e Presidente del consiglio, l’unico ad avere procedimenti penali a suo carico. (Il lodo Maccanico prevedeva l’immunità anche per il presidente della Corte Costituzionale). Esse non potranno essere processate, durante tutto il loro mandato, nemmeno per reati commessi prima di assumere la carica. Il Lodo Alfano,inoltre,si applica a qualsiasi tipo di reato non solo quelli commessi nell’esercizio delle funzioni istituzionali.
Il lodo Alfano, presenta differenze irrilevanti rispetto al suo progenitore del 2003 e anche esso viene giudicato incostituzionale da molti giuristi. Infatti viola una serie di articoli e in particolare l’articolo 3 perchè altera di fatto l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
I giornali, soprattutto quelli della famiglia Berlusconi, non hanno risparmiato inchiostro in sostegno di questa legge incostituzionale. Ecco cosa si è detto e scritto in funzione pro-Lodo:
- Le alte cariche possono rinunciare all’ immunità. Beata ingenuità! Certo Berlusconi (unico reale beneficiario) dopo aver votato e contrattato per l’approvazione del Lodo, vi rinuncerà per farsi processare e magari dimettersi!
-Il Lodo blocca il processo ma non le indagini. Vero. Infatti la giustizia italiana è talmente veloce ed efficiente e gli inquirenti così numerosi da potersi permettere senza problemi di indagare su un processo che si terrà tra 5 o 7 anni (salvo ulteriori ritardi) e tralasciare i processi che potrebbero avere inizio in tempi più ragionevoli!
-insieme al processo si bloccano i tempi di prescrizione. Vero anche questo, ma trattandosi di legge ordinaria e pertanto facilmente modificabile, non poniamo limiti alla divina provvidenza. Anzi all’Unto del Signore che già una volta cambiò le regole a giochi iniziati (depenalizzazione del falso in bilancio)
- Il Lodo vale per una sola legislatura e non è reiterabile. In teoria se in due diverse legislature si cambiasse carica non si potrebbe beneficiare due volte del Lodo Alfano. Tuttavia se in una stessa legislatura, per un qualsiasi motivo, si cambiasse carica (ad esempio il premier diventa presidente della repubblica) prolungherà gli effetti del Lodo.
-Provvedimenti simili esistono in tutte le democrazie. Falso. Solo in Portogallo, Grecia e Israele esiste l’immunità ma riguarda solo il presidente della repubblica non il Premier. In Francia si creò un precedente, non predisposto da una legge ma dall’interpretazione di alcune sentenze, durante la presidenza di Chirac. Ma il processo a suo carico riprese regolarmente a fine mandato.
Insomma bugie e mezze verità, come quando si tentò di spacciare la blocca processi per una vecchia creazione di Prodi, il quale in realtà aveva dato solo delle linee guida di priorità senza sospendere alcun processo.
Oggi, in Italia, si spera di poter abrogare quell’autorizzazione a delinquere rappresentata dal Lodo Alfano. Le firme raccolte da Antonio Di Pietro sono solo un primo passo e la Corte di Cassazione deve ancora pronunciarsi sulla loro validità. Di certo non è molto confortante sapere che la presidenza della cassazione è affidata a Corrado Carnevale che annullò molte sentenze contro mafiosi con il pretesto di vizi di forma. Carnevale si è già pronunciato contro la raccolta firme promossa da Beppe Grillo, dovesse cassare anche le firme contro il Lodo Alfano si dovrà provvedere a cambiare il suo nomignolo da ammazza sentenze ad ammazza referendum.
Se in cassazione andrà male, rimane la decisione della Corte Costituzionale. Speriamo di poter dire anche noi, come il primo ministro israeliano Olmert, di essere felici di vivere in un paese in cui è possibile processare il Premier.
Etichette: blocca processi, costituzione, Di Pietro, Lodo Alfano, Referendum contro il lodo Alfano, Schifani
gennaio 11, 2009 alle 4:21 PM |
Ghedini-Pecorella-Schifani-Quagliarello-Alfano… specialisti nella costruzione seriale di “monstra” giurudici, confezionati ad arte e su misura per le esigenze del sovrano: Re Silvio l’Intoccabile.
Per natura pessimista, non credo che basterà un referendum per bloccare l’involuzione democratica in atto. Così come temo che ciò non scoraggerà i fedayn del sultano di Arcore, a perseverare nella reiterazione ad oltranza del medesimo provvedimento sotto nuove forme e con altro nome. E’ un’assalto continuo che mira ad espugnare per sfinimento le ultime ridotte nemiche… magari confidando su qualche “utile idiota” (che specialmente tra le file del PD non manca mai): “autorevoli esponenti” che troveranno conveniente optare per qualche “compromesso”, facendo “concessioni” in nome del famoso “dialogo”.
Per evitare “lo scontro istituzionale”, si svuotano di senso le Istituzioni stesse, mantenendone però l’impalcatura formale.
Uno strano modo di difendere la costituzione e di opporsi alle pulsioni eversive, che agitano gli incontenibili desideri del piduista brianzolo.