Archivio per marzo 2011

No all’italia nucleare.

marzo 18, 2011

Il disastro Nipponico ha riportato sotto gli occhi del mondo gli effetti di una politica energetica ormai vecchia e da sempre troppo costosa e malsicura. In Svizzera è stata sospesa l’approvazione di tre nuove centrali nucleari, in Germania Angela Merkel si domanda se sia ancora il caso di prolungare la vita a questa forma di energia e anche dagli Usa giungono inviti alla riflessione. Ma mentre molti governi, sulla questione nucleare, fanno marcia indietro o almeno mostrano di porsi qualche interrogativo, nello stivale politicanti e scribacchini di infima categoria, si affannano a sminuire la situazione Giapponese ed elaborano teoremi volti a dimostrare che le centrali sono sicure. Così ritornano in Auge una serie di spot atomici ormai divenuti degli evergreen: ci viene detto che le centrali nucleari sono più sicure di quelle vecchie, come se minore rischio volesse dire rischio zero o comunque accettabile, ci viene detto che le centrali non saranno costruite laddove le regioni apporranno il loro veto, come se esse avessero voce in capitolo. Ma di fronte alla catastrofe che ha colpito Fukushima i soliti mantra pro nucleare non sono sufficienti a impedire alla gente di fare analisi critica, e allora si rende necessario trovare nuove formule; a questo proposito è tragicomica la trovata del ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, la quale senza timore di cadere nel ridicolo afferma “Il nucleare è una fonte di energia ecologica perché non emette CO2″. Non si contano i sedicenti esperti pronti a giurare, a favore di telecamera, sulla assoluta necessità del nucleare, il tutto con grande gioia dei signori del cemento, che in Italia si assicurano gli appalti a suon di tangenti e costruiscono case di sabbia. Basti pensare che Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, in più occasioni pronta a fustigare il governo, ora spinge in direzione del nucleare giudicandola “un’opzione intelligente e necessaria”. Nessun accenno all’irrisolto problema delle scorie, anche perché il suddetto manipolo di esperti e politici non sa ancora che fare delle scorie prodotte dalle vecchie centrali nucleari, costruite prima del referendum e di fatto mai entrate in attività. Mentre il Giappone innalza l’allarme al livello 5, dall’Italia solo parole rassicuranti per imbonire, confondere, e intontire un popolo che sulla questione energetica si è già espresso all’indomani di Chernobyl. Ecco una breve raccolta dei recenti assist pro nucleare: “Sono convinta che ci sia bisogno del nucleare. Ci sono molte paure irrazionali ma non si può decidere sull’onda dell’emozione. Serve razionalità. È proprio il mio ambientalismo che mi fa dire sì: il nucleare è la fonte che, tutto sommato, inquina meno” Margherita Hack. Per fortuna che si dice ambientalista. “I sistemi di sicurezza si spengono automaticamente, così è accaduto in Giappone, solo in uno questo meccanismo non ha funzionato a regola d’arte.” Paolo Clemente responsabile del laboratorio rischi naturali Enea. E che sarà mai. “La posizione rimane quella che è. Non è che si può cambiare ogni volta” Fabrizio Cicchitto, l’incoerente. Rispetto a quanto asserito nelle prime ore, sembra tuttavia, che persino il nostro governo abbia rispolverato parole come “prudenza” e “riflessione” . Preoccupazione per la salute dei cittadini? No solo una concreta possibilità che la paura del nucleare porti al quorum il referendum sul legittimo impedimento, o come si è lasciato sfuggire il ministro dell’ambiente “E’ finita. Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare, non facciamo cazzate: dobbiamo uscirne ma in maniera soft”.

I politici italiani bocciati in storia.

marzo 17, 2011

A voler riassumere in poche parole, degne di un bambino delle elementari, quanto accadeva il 17 marzo  del 1861 basterà dire che il Parlamento Italiano, guidato all’epoca da Cavour, proclama la nascita del Regno d’Italia mentre Vittorio Emanuele II di Savoia assumeva il titolo di Re della nuova entità statale. Questo in breve l’epilogo di tutti quegli eventi che sui libri di Storia si trovano alla voce Risorgimento. Oggi per ricordare quel giorno di centocinquanta anni i nostri politici partecipano a trasmissioni e parate, in un tripudio di tricolore e un risuonare di Inni patriottici. Tutti escluso qualche leghista, che come è noto, fa della bandiera lo stesso uso dei rotoloni Regina. Visto il grande impiego di energie,  discorsi preconfezionati imbevuti di retorica e denaro utilizzato per le celebrazioni, il minimo che ci si aspetta è che i suddetti politici  abbiano almeno una vaga idea di quello ciò sta accadendo.

Ci pensa invece, un servizio delle Iene con l’inviata Sabrina Nobile, a rivelare l’ignoranza storica di molti politici che in questi giorni giocano a interpretare la parte dei patrioti dell’ultima ora. La prima a essere interrogata è Daniela Santanchè, che alla domanda dell’inviata svicola abilmente consigliando alla malcapitata di leggere i libri di storia, per poi allontanarsi facendo intendere di saperla lunga. A essere onesti borbotta qualcosa a proposito dell’unità di Italia. Forse sotto tanta plastica qualche Neurone si conserva ancora.

Minore prontezza di spirito  e maggiore ignoranza, dimostra l’ex onorevole della Margherita Cinzia Dato, la quale coprendo con la mano la telecamera fa in tempo a dire “togliete, togliete” prima di svignarsela onde evitare nuove e imbarazzanti domande.

Anche per Claudio Barbaro di FLI la solita domanda su cosa si celebra il 17 marzo. L’onorevole tenta una risposta “La presa di Porta Pia forse”  quindi fa il nome della prima capitale di Italia, ma non ricorda il nome del primo Re d’Italia. La Nobile chiede ancora da chi era governato il Regno delle due Sicilie e Barbato con l’aria di chi debba rispondere a una domanda sin troppo ovvia esclama “I Savoia”. E dire che sul Sud libero dai Borbone i nostri politicanti hanno  tanto ricamato, ora viene da chiedersi se saprebbero indicarlo sulla cartina geografica.

La successiva a essere interrogata e Nunzia Di Gerolamo, nota sostenitrice  Papale (nel senso di Papi) . Quest’ultima ribatte di chiedere a Maroni anche se lei sa cosa è accaduto il 17 marzo, ma non vuole dirlo. Peccato non sia così silenziosa quando si tratta di difendere Silvio e i suoi Bunga Bunga Party. Si risparmierebbe molte figure barbine.

Tra i patrioti del PD non va meglio: dopo aver sbagliato il nome del primo Re di Italia, l’onorevole Bobba risponde ai successivi quesiti con un “non me lo ricordo”.  La famosa memoria corta del Partito Democratico, la stessa che permette a Mr B. di governare quasi indisturbato per l’ennesima volta.

Incommentabili le risposte dell’ex UDC Alaimo: avete presente quando a scuola, per non rimanere a scena muta, iniziavate con l’improvvisazione. Ecco, sembra la stessa tattica dell’onorevole.

Per Formigoni, il 17 marzo del 1861 non è accaduto alcunché, si tratta solo di una data scelta a caso per festeggiare l’unità. La  Iena Sabrina Nobile rimane a corto di parole, e la sottoscritta anche.

Non si ha maggior fortuna con Fabio Mussi che pure fu ministro dell’istruzione, né con altri politicanti, di vari schieramenti. esperti nell’arte di proferire risposte a caso. Si conclude infine con l’onorevole Daniele Marantelli del PD, il quale fingendo di essere  distratto da qualcosa  che richiede la sua attenzione si da a una poco dignitosa  fuga.

Niente di sorprendente insomma se non l’ennesima prova dell’indegnità della classe politica italiana, incapace perfino di conoscere a grandi linee la nascita della nazione che rappresentano. E pensare che solo qualche settimana fa, il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini proponeva agli studenti di dedicare il 17 marzo all’approfondimento. Non sarebbe una cattiva idea a patto che le lezioni si tengano in parlamento, a camere riunite ovviamente.


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