No all’italia nucleare.

Il disastro Nipponico ha riportato sotto gli occhi del mondo gli effetti di una politica energetica ormai vecchia e da sempre troppo costosa e malsicura. In Svizzera è stata sospesa l’approvazione di tre nuove centrali nucleari, in Germania Angela Merkel si domanda se sia ancora il caso di prolungare la vita a questa forma di energia e anche dagli Usa giungono inviti alla riflessione. Ma mentre molti governi, sulla questione nucleare, fanno marcia indietro o almeno mostrano di porsi qualche interrogativo, nello stivale politicanti e scribacchini di infima categoria, si affannano a sminuire la situazione Giapponese ed elaborano teoremi volti a dimostrare che le centrali sono sicure. Così ritornano in Auge una serie di spot atomici ormai divenuti degli evergreen: ci viene detto che le centrali nucleari sono più sicure di quelle vecchie, come se minore rischio volesse dire rischio zero o comunque accettabile, ci viene detto che le centrali non saranno costruite laddove le regioni apporranno il loro veto, come se esse avessero voce in capitolo. Ma di fronte alla catastrofe che ha colpito Fukushima i soliti mantra pro nucleare non sono sufficienti a impedire alla gente di fare analisi critica, e allora si rende necessario trovare nuove formule; a questo proposito è tragicomica la trovata del ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, la quale senza timore di cadere nel ridicolo afferma “Il nucleare è una fonte di energia ecologica perché non emette CO2″. Non si contano i sedicenti esperti pronti a giurare, a favore di telecamera, sulla assoluta necessità del nucleare, il tutto con grande gioia dei signori del cemento, che in Italia si assicurano gli appalti a suon di tangenti e costruiscono case di sabbia. Basti pensare che Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, in più occasioni pronta a fustigare il governo, ora spinge in direzione del nucleare giudicandola “un’opzione intelligente e necessaria”. Nessun accenno all’irrisolto problema delle scorie, anche perché il suddetto manipolo di esperti e politici non sa ancora che fare delle scorie prodotte dalle vecchie centrali nucleari, costruite prima del referendum e di fatto mai entrate in attività. Mentre il Giappone innalza l’allarme al livello 5, dall’Italia solo parole rassicuranti per imbonire, confondere, e intontire un popolo che sulla questione energetica si è già espresso all’indomani di Chernobyl. Ecco una breve raccolta dei recenti assist pro nucleare: “Sono convinta che ci sia bisogno del nucleare. Ci sono molte paure irrazionali ma non si può decidere sull’onda dell’emozione. Serve razionalità. È proprio il mio ambientalismo che mi fa dire sì: il nucleare è la fonte che, tutto sommato, inquina meno” Margherita Hack. Per fortuna che si dice ambientalista. “I sistemi di sicurezza si spengono automaticamente, così è accaduto in Giappone, solo in uno questo meccanismo non ha funzionato a regola d’arte.” Paolo Clemente responsabile del laboratorio rischi naturali Enea. E che sarà mai. “La posizione rimane quella che è. Non è che si può cambiare ogni volta” Fabrizio Cicchitto, l’incoerente. Rispetto a quanto asserito nelle prime ore, sembra tuttavia, che persino il nostro governo abbia rispolverato parole come “prudenza” e “riflessione” . Preoccupazione per la salute dei cittadini? No solo una concreta possibilità che la paura del nucleare porti al quorum il referendum sul legittimo impedimento, o come si è lasciato sfuggire il ministro dell’ambiente “E’ finita. Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare, non facciamo cazzate: dobbiamo uscirne ma in maniera soft”.

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